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MH4HRM: dalla consapevolezza all’azione per la salute mentale nei luoghi di lavoro
Negli ultimi anni, la salute mentale è diventata una delle sfide più urgenti nei luoghi di lavoro europei. Quello che un tempo era considerato un problema personale è oggi ampiamente riconosciuto come una responsabilità organizzativa.
In tutti i settori, i dipendenti sono sempre più colpiti da stress, ansia e burnout. Sebbene le aziende siano oggi più consapevoli che mai dell’importanza della salute mentale, resta una domanda fondamentale: come passare dalla consapevolezza all’azione?
È proprio questo divario che il progetto MH4HRM si è proposto di colmare: quello tra il riconoscimento del problema e la capacità di affrontarlo in modo efficace.
La sfida: consapevolezza senza capacità operative
Nonostante la crescente attenzione sul tema, molte organizzazioni continuano a non disporre di approcci strutturati per gestire la salute mentale sul lavoro. Le politiche aziendali sono spesso poco chiare, mancano protocolli specifici e le responsabilità non sono ben definite.
Al centro di questa sfida vi sono i professionisti delle risorse umane. Spesso rappresentano il primo punto di contatto per i dipendenti che vivono situazioni di difficoltà. Tuttavia, non essendo specialisti della salute mentale, si trovano frequentemente ad affrontare incertezza, esitazione e timore di compiere passi sbagliati.
Di conseguenza, molte situazioni restano irrisolte soprattutto a causa della mancanza di preparazione, e non di volontà.
Una risposta europea: MH4HRM
MH4HRM è nato come un progetto Erasmus+ della durata di 30 mesi, che ha riunito un consorzio multidisciplinare proveniente da Spagna, Portogallo, Italia, Grecia e Croazia. Il partenariato combina competenze nei settori della salute occupazionale, della psicologia, della formazione professionale e dell’apprendimento digitale.
L’obiettivo era chiaro: supportare i responsabili HR fornendo loro conoscenze, competenze e strumenti necessari per affrontare le sfide legate alla salute mentale sul posto di lavoro con maggiore sicurezza e responsabilità.
Dalla conoscenza all’azione: cosa è stato sviluppato
Piuttosto che produrre risultati isolati, MH4HRM ha creato un ecosistema formativo completo progettato per un’applicazione concreta nei contesti lavorativi.
Tra i risultati e i materiali sviluppati:
- Un corso e-learning di 60 ore rivolto ai professionisti HR
- Una piattaforma digitale di apprendimento con navigazione intuitiva e contenuti strutturati
- Video di microlearning e podcast per una formazione flessibile
- Comunità di pratica per favorire lo scambio e l’apprendimento tra pari
- Un’ampia gamma di strumenti pratici e risorse direttamente applicabili nei contesti organizzativi
L’intero approccio si è basato sul principio fondamentale dell’applicazione pratica, oltre che sulla teoria.
La sperimentazione sul campo: la fase pilota
Per assicurarsi che tutti i risultati fossero efficaci in condizioni reali, è stata realizzata una fase pilota in tutti i Paesi partner.
Hanno partecipato oltre 100 professionisti HR provenienti da diversi settori, dimensioni aziendali e contesti organizzativi. In ciascun Paese, circa 20 professionisti hanno testato la piattaforma e i contenuti formativi.
Questa fase è stata fondamentale per valutare:
- Usabilità and accessibilità
- Rilevanza dei contenuti
- Applicabilità pratica nel lavoro quotidiano delle risorse umane
I risultati sono stati costantemente molto positivi, confermando che la piattaforma è intuitiva, chiara e molto rilevanti.
Il vero impatto: la fiducia nell’agire
Al di là dell’usabilità e della soddisfazione degli utenti, il risultato più significativo di MH4HRM risiede nel suo impatto concreto.
Dopo aver completato la formazione, i professionisti HR hanno riportato un significativo aumento della fiducia nella gestione delle situazioni legate alla salute mentale sul lavoro.
Questo si è tradotto in:
- Migliore identificazione dei segnali di allarme precoce
- Percezione di migliore comprensione delle condizioni legate alla salute mentale
- Miglioramento delle capacità di intervenire in modo strutturato e preventivo
Ancora più importante, questo impatto è stato coerente in tutti i Paesi partecipanti, dimostrando che l’approccio è trasferibile a differenti contesti culturali e organizzativi.
I partecipanti hanno inoltre evidenziato che la formazione è pratica, direttamente applicabile e altamente pertinente alla realtà HR, contribuendo anche a ridurre lo stigma legato alla salute mentale nelle organizzazioni.
Un passo avanti per le organizzazioni
MH4HRM dimostra che sostenere la salute mentale sul lavoro non significa soltanto aumentare la consapevolezza, ma costruire capacità operative all’interno delle organizzazioni.
Fornendo strumenti ai professionisti HR, le aziende possono orientarsi verso:
- Approcci più strutturati e preventivi
- Culture organizzative più sane
- Maggiore benessere e coinvolgimento dei dipendenti
Sostenibilità e impatto futuro
Sebbene il progetto stia giungendo alla conclusione, il suo impatto continua.
Gli strumenti, la piattaforma e la metodologia sviluppati sono progettati per essere:
- Sostenibili
- Trasferibili
- Scalabili in diversi settori e Paesi
Questo garantisce che organizzazioni, enti di formazione e istituzioni possano continuare a utilizzare e adattare i risultati anche oltre la durata del progetto.
Una responsabilità condivisa
La salute mentale sul lavoro non è soltanto una sfida organizzativa: è una responsabilità condivisa.
Il progetto MH4HRM contribuisce ad un cambiamento più ampio: dal semplice riconoscimento del problema a un’azione strutturata, e dalle risposte individuali ad approcci sistemici.
Attraverso il rafforzamento delle competenze dei responsabili HR, il progetto compie un passo decisivo verso la costruzione di luoghi di lavoro più umani, inclusivi e resilienti in tutta Europa.
3rd Press Release
MH4HRM si conclude con la conferenza finale a Bologna e un impatto duraturo sulla salute mentale nei luoghi di lavoro
Il progetto MH4HRM (Mental Health Toolkit for Human Resources Managers in the Workforce), cofinanziato dal programma Erasmus+, si è concluso con successo dopo 30 mesi di collaborazione dedicati al rafforzamento del supporto alla salute mentale nei luoghi di lavoro in tutta Europa.
Nel corso del progetto, il consorzio (composto da organizzazioni provenienti da Spagna, Croazia, Italia, Grecia e Portogallo) ha lavorato congiuntamente per fornire ai professionisti delle risorse umane strumenti pratici, conoscenze e risorse utili a prevenire, identificare e gestire meglio le problematiche legate alla salute mentale nei contesti organizzativi.
MH4HRM ha risposto a un’esigenza crescente nei luoghi di lavoro europei: sebbene negli ultimi anni la consapevolezza sul tema della salute mentale sia aumentata significativamente, molte organizzazioni continuano a non disporre di approcci strutturati e risorse pratiche per supportare i dipendenti e promuovere ambienti di lavoro più sani.
Per rispondere a questa sfida, il progetto ha sviluppato un pacchetto formativo completo rivolto ai professionisti HR, comprendente un programma di e-learning di 60 ore, una piattaforma digitale di apprendimento, video di microlearning, podcast, comunità di pratica e risorse pratiche orientate al contesto lavorativo.
Una tappa fondamentale del progetto è stata la fase pilota, durante la quale oltre 100 professionisti HR dei Paesi partecipanti hanno testato la piattaforma e i materiali formativi in contesti organizzativi reali. I feedback hanno evidenziato la rilevanza pratica della formazione, l’accessibilità della piattaforma e la maggiore fiducia acquisita dai partecipanti nell’affrontare situazioni legate alla salute mentale sul posto di lavoro.
Per concludere le attività progettuali, i partner si sono riuniti a Bologna, in Italia, il 7 maggio per l’ultimo Meeting Transnazionale di Progetto ospitato dall’Università di Bologna. L’incontro ha rappresentato un’opportunità per rivedere i risultati finali del progetto, discutere le attività di disseminazione e riflettere sull’impatto generato attraverso questa cooperazione europea.
L’8 maggio, la Conferenza Finale MH4HRM ha riunito partner, professionisti HR, stakeholder e partecipanti per discutere di salute mentale nei luoghi di lavoro e del ruolo delle risorse umane nella creazione di organizzazioni più sane e inclusive. La conferenza ha presentato i risultati, gli strumenti e le risorse formative del progetto, favorendo al contempo lo scambio di esperienze e buone pratiche legate al benessere, alla leadership e alla salute mentale sul lavoro.
Sebbene il progetto sia ufficialmente giunto al termine, l’impatto di MH4HRM continuerà oltre la sua durata. Gli strumenti, le metodologie e le risorse digitali sviluppati durante il progetto sono infatti concepiti per essere sostenibili, trasferibili e scalabili in diversi settori e Paesi.
Rafforzando le competenze dei professionisti HR, MH4HRM contribuisce alla costruzione di luoghi di lavoro più sani, resilienti e inclusivi in tutta Europa.
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Stesso Strumento, Impatti Diversi: I Due Volti della Gestione Digitale nei Team da Remoto
Gli strumenti digitali non sono né buoni né cattivi. Ma il modo in cui i manager li utilizzano può fare la differenza nel benessere di un team remoto.
Il passaggio al lavoro da remoto e ibrido ha portato la comunicazione digitale al centro della gestione quotidiana. Email, messaggi, videochiamate sono i nuovi corridoi e porte sempre aperte. E proprio come in un ufficio fisico, ciò che fa un manager in questi spazi conta enormemente. La differenza è che, negli ambienti digitali, il confine tra essere di supporto ed essere invadenti è diventato pericolosamente sottile.
Il lato positivo: una presenza che dà forza
Quando i manager comunicano in modo chiaro attraverso i canali digitali, forniscono feedback tempestivi, scelgono lo strumento giusto per la situazione giusta e rimangono disponibili per le emergenze reali, accade qualcosa di potente. Uno studio condotto presso l’Università di Bologna e guidato dal dott. Cioffi ha mostrato che i dipendenti che sperimentano questo tipo di leadership digitale di supporto riportano maggiore chiarezza nei propri ruoli e una più forte sensazione di essere sostenuti dal proprio supervisore (Cioffi, Balducci & Toderi, 2025). È l’equivalente digitale di un manager con la porta sempre aperta: accessibile, pronto a rispondere e organizzato. Questo risultato è in linea con i risultati di altri studi secondo cui una comunicazione digitale efficace e una cultura ricca di feedback sono tra i principali predittori del benessere dei lavoratori da remoto (Wang et al., 2021; Poulsen & Ipsen, 2017).
Il lato oscuro: una connessione che controlla
Ora capovolgiamo la prospettiva. Gli stessi strumenti che abilitano il supporto possono diventare strumenti di pressione. Email notturne con richieste di lavoro. Chiamate improvvise durante malattia o ferie. Continui “ci sei?” che trasmettono sfiducia più che attenzione. Una recente revisione della letteratura ha confermato che questi comportamenti di ipercontrollo e violazione dei confini sono direttamente collegati a un aumento di “stress da tecnologia” nei dipendenti (Rademaker et al., 2023). Definito anche “tecnostress”, lo stress dovuto alla tecnologia è una condizione di disagio fisico e mentale, riconosciuta come malattia professionale dal 2007, causata dall’uso eccessivo o inadeguato delle tecnologie digitali (ICT). In modo coerente, quando i manager evitavano queste pratiche digitali abusive, i loro team riportavano maggiore autonomia e una minore pressione legata al carico di lavoro (Cioffi et al., 2025). In altre parole, a volte la cosa più efficace che un manager può fare, digitalmente, è… non fare nulla.
Cosa può fare le Risorse Umane
La buona notizia è che non si tratta di tratti di personalità, ma di competenze, e le competenze si possono sviluppare. Uno studio recente (Cioffi et al., 2025) ha prodotto uno strumento validato di 9 item (il DMCIT) che le organizzazioni possono utilizzare come esercizio di auto-riflessione per i manager o come feedback dal basso da parte dei team. Un modo rapido, basato su evidenze, per individuare punti ciechi e trasformare le abitudini digitali in pratiche più sane.
Perché, alla fine, la domanda non è se la tua organizzazione utilizzi o meno strumenti digitali, ma se i tuoi manager li utilizzino per valorizzare le persone — o per logorarle.
Bibliografia
Cioffi, G., Balducci, C., & Toderi, S. (2025). Digital Stress-Preventive Management Competencies: Definition, Identification and Tool Development for Research and Practice. International Journal of Environmental Research and Public Health, 22(2), 267. https://doi.org/10.3390/ijerph22020267
Poulsen, S., & Ipsen, C. (2017). In times of change: How distance managers can ensure employees’ wellbeing and organizational performance. Safety Science, 100, 37–45.
Rademaker, T., Klingenberg, I., & Süß, S. (2023). Leadership and technostress: A systematic literature review. Management Review Quarterly.
Wang, B., Liu, Y., Qian, J., & Parker, S. K. (2021). Achieving effective remote working during the COVID-19 pandemic: A work design perspective. Applied Psychology, 70(1), 16–59.
PERCHÉ LE COMPETENZE TECNICHE POTREBBERO NON ESSERE SUFFICIENTI A PROMUOVERE LA SALUTE MENTALE SUI LUOGHI DI LAVORO
Le organizzazioni moderne riconoscono sempre l’importanza della salute mentale dei lavoratori tra i fattori chiave per la produttività e la qualità del lavoro; in tale contesto, i professionisti delle risorse umane svolgono un ruolo cruciale nell’implementazione di politiche, procedure e strumenti volti a mantenerla e migliorarla. Tuttavia, la ricerca suggerisce che le sole competenze tecniche, sebbene necessarie, potrebbero non essere sufficienti per affrontare efficacemente i problemi di salute mentale che i lavoratori possono sperimentare.
Le competenze tecniche includono la conoscenza e la comprensione del quadro legislativo, dei rischi psicosociali e dei metodi per la loro valutazione, nonché il monitoraggio di indicatori quali assenze per malattia, turnover e performance lavorativa. Tali competenze consentono un approccio strutturato alla gestione della salute mentale, ma da sole potrebbero non garantire un ambiente di lavoro sano e di supporto. Gli studi suggeriscono che i fattori organizzativi e le relazioni interpersonali hanno un impatto sulla salute mentale dei lavoratori tanto quanto le politiche e le procedure formali.
La salute mentale sul lavoro è in gran parte plasmata dalle interazioni quotidiane. I professionisti HR sono spesso il primo punto di contatto per i lavoratori che affrontano stress e sfide legate alla salute mentale; in questi casi, soft skills come la comunicazione, l’empatia, l’ascolto attivo e l’intelligenza emotiva svolgono un ruolo cruciale. Le ricerche mostrano che i lavoratori cercano supporto più frequentemente e segnalano le difficoltà in una fase più precoce in contesti in cui si sentono al sicuro e ascoltati. Inoltre, gli esperti HR con competenze interpersonali sviluppate sono più propensi a riconoscere i primi segnali di stress psicologico e a reagire tempestivamente, ad esempio adattando le condizioni di lavoro, mediando con il management o indirizzando i lavoratori verso forme di supporto adeguate. In assenza di tali competenze, gli strumenti e le procedure tecniche possono rimanere inutilizzati o essere applicati solo quando il problema si è già sviluppato in modo significativo.
Inoltre, oltre che avere influenza sui singoli individui, le soft skills delle risorse umane influenzano fortemente la cultura organizzativa. Il modo in cui l’HR comunica e gestisce i conflitti contribuisce a definire il livello di fiducia e di sicurezza psicologica all’interno dell’organizzazione.
Pertanto, il mantenimento della salute mentale sul posto di lavoro richiede un approccio integrato. Le competenze tecniche in ambito HR forniscono struttura, allineamento e misurabilità, mentre le soft skills ne consentono l’applicazione efficace nei contesti lavorativi reali. Lo sviluppo di entrambe le tipologie di competenze è essenziale affinché i professionisti HR possano rispondere alle sfide legate alla salute mentale dei lavoratori. È per questo che è stato sviluppato MH4HRM: per offrire ai professionisti HR strumenti pratici e risorse formative a supporto dello sviluppo sia delle competenze tecniche sia di quelle trasversali.
Bibliografia:
- Edmondson, A. (2018). The Fearless Organization. Wiley.
- Edmondson, A. C., & Lei, Z. (2014). Psychological safety: The history, renaissance, and future of an interpersonal construct. Annual Review of Organizational Psychology and Organizational Behavior, 1, 23–43.
Perché la salute mentale è oggi una priorità strategica per i responsabili HR
La salute mentale sul luogo di lavoro è passata, in modo decisivo, dai margini al cuore della strategia organizzativa. In tutta Europa e oltre, ai responsabili delle Risorse Umane è sempre più richiesto non solo di garantire conformità ed efficienza, ma anche di plasmare attivamente ambienti di lavoro che tutelino il benessere psicologico, promuovano l’inclusione e consentano prestazioni sostenibili nel tempo.
Questo cambiamento è fortemente sostenuto da quadri politici internazionali. Nel 2022, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) hanno pubblicato linee guida fondamentali sulla salute mentale sul lavoro, invitando le organizzazioni ad andare oltre gli interventi focalizzati sul singolo individuo e ad adottare approcci strutturali, preventivi e basati sui diritti.
Questo articolo presenta il quadro strategico a tre pilastri OMS/OIL per la salute mentale sul lavoro e spiega la sua rilevanza per i responsabili HR oggi. Illustra anche il fondamento concettuale che sostiene il progetto MH4HRM, il cui obiettivo è rafforzare la capacità dei professionisti HR e dei manager di tradurre queste linee guida nella pratica organizzativa quotidiana.
La strategia OMS/OIL a 3 pilastri per le Risorse Umane
1. Il pilastro della prevenzione: gestione dei rischi
Questo rappresenta il livello di intervento più incisivo. Invece di fare affidamento esclusivamente su workshop individuali di gestione dello stress, le Risorse Umane devono affrontare le cause profonde dello stress attraverso interventi organizzativi.
L’obiettivo:
Mitigare i rischi psicosociali quali carichi di lavoro eccessivi, bassa autonomia, ruoli poco chiari e comportamenti tossici (inclusi bullismo e molestie).
Azione HR:
Ripensare i ruoli lavorativi per offrire maggiore flessibilità e autonomia e applicare rigorosamente le politiche anti-molestie.
2. Il pilastro della promozione: alfabetizzazione manageriale
I manager rappresentano l’anello di congiunzione fondamentale tra le politiche di alto livello e l’esperienza quotidiana dei lavoratori. Le Risorse Umane devono investire nella formazione dei manager non solo in “primo soccorso”, ma anche nella capacità di promuovere una cultura di supporto e di sicurezza psicologica.
L’obiettivo:
Creare un sistema di supporto diffuso che riduca lo stigma e normalizzi le conversazioni sulla salute mentale.
Azione HR:
Formare i manager a riconoscere i segnali di disagio, ascoltare senza giudizio, dare l’esempio con comportamenti sani e indirizzare i dipendenti verso servizi di supporto professionale (ad es. Employee Assistance Programmes – EAPs).
3. Il pilastro del supporto: partecipazione e inclusione
Questo pilastro garantisce che i lavoratori che vivono condizioni di salute mentale possano continuare a partecipare pienamente alla vita lavorativa.
L’obiettivo:
Tutela del diritto al lavoro attraverso sistemi organizzativi inclusivi e adattabili.
Azione HR:
Implementare accomodamenti ragionevoli (come orari, responsabilità o stili di comunicazione adattati) e programmi strutturati di rientro al lavoro, che combinino una reintegrazione graduale con il supporto clinico, ove appropriato.
Dalle linee guida alla pratica
Per i responsabili HR, adottare l’approccio OMS/OIL alla salute mentale sul lavoro è molto più di un esercizio di conformità: è un segnale di leadership strategica. Affrontando i rischi psicosociali alla loro origine, dotando i manager delle competenze necessarie per promuovere culture di supporto e garantendo sistemi inclusivi per i dipendenti che affrontano difficoltà di salute mentale, le organizzazioni pongono le basi sia per il benessere individuale sia per la sostenibilità a lungo termine.
Il progetto MH4HRM si basa su questo quadro, sostenendo i professionisti HR e i manager nel trasformare le linee guida internazionali in pratiche concrete e attuabili all’interno delle loro organizzazioni. Attraverso formazione, azioni pilota e apprendimento condiviso, il progetto contribuisce a colmare il divario tra politiche e pratica, aiutando i luoghi di lavoro a diventare non solo più produttivi, ma anche più sicuri, più sani e più orientati alla persona.
Bibliografia
World Health Organization (WHO).
WHO. (2022). Guidelines on mental health at work. World Health Organization.
World Health Organization (WHO) & International Labour Organization (ILO).
WHO & ILO. (2022). Mental health at work: Policy brief. World Health Organization & International Labour Organization.
Prendersi cura della salute mentale sul lavoro inizia dalla formazione di chi si prende cura: le Risorse Umane
Il benessere emotivo dei dipendenti è diventato oggi una delle sfide più rilevanti per le organizzazioni. Prendersi cura della loro salute mentale significa rafforzare chi è in prima linea: il team delle Risorse Umane.
L’aumento dello stress legato al lavoro, la pressione costante e la difficoltà nel mantenere un equilibrio tra vita personale e professionale hanno reso problematiche come l’esaurimento emotivo, l’ansia e la depressione sempre più diffuse nei contesti lavorativi.
In questo contesto, formare i team HR è fondamentale, perché sono proprio loro a poter individuare i primi segnali di stress, esaurimento o ansia prima che queste situazioni diventino problemi più seri.
Per rispondere a questa esigenza, abbiamo sviluppato una piattaforma di e-learning con contenuti pratici e accessibili, progettata per rafforzare le competenze chiave nella rilevazione precoce del disagio emotivo. Attraverso questa formazione, i professionisti saranno in grado di identificare, comprendere e affrontare queste situazioni sul lavoro, intervenendo tempestivamente e con umanità per prevenire problemi più gravi come il burnout prolungato o le lunghe assenze per malattia.
Segnali da non ignorare sul posto di lavoro
Il disagio psicologico raramente si manifesta all’improvviso. Di solito emerge attraverso segnali graduali, sia emotivi che comportamentali e fisici:
- Cambiamenti nel comportamento abituale
- Irritabilità
- Isolamento
- Difficoltà di concentrazione
- Calo delle prestazioni
- Stanchezza persistente
- Sintomi fisici ricorrenti
Questi sono solo alcuni dei segnali di allarme che indicano che un dipendente sta vivendo un sovraccarico emotivo o uno stress prolungato. Possono risultare invisibili a chi non possiede gli strumenti per riconoscerli.
Riconoscere precocemente questi segnali consente di intervenire in modo preventivo, evitando la cronicizzazione dei problemi e conseguenze più gravi sia per il dipendente sia per l’organizzazione.
Il ruolo delle Risorse Umane nella prevenzione del disagio psicologico
I professionisti delle Risorse Umane occupano una posizione strategica all’interno delle aziende. Sono un punto di riferimento per i dipendenti e fungono da ponte tra l’organizzazione e i team. Per questo motivo, la loro capacità di ascoltare, osservare e agire con sensibilità è fondamentale per creare ambienti di lavoro più sani.
Tuttavia, individuare il disagio psicologico non significa fare diagnosi né assumere ruoli clinici. Il compito delle Risorse Umane è riconoscere i segnali, aprire spazi di dialogo, orientare e attivare le risorse appropriate, sempre con un approccio umano, rispettoso e riservato.
Per farlo in modo efficace, è essenziale disporre di conoscenze specifiche, competenze comunicative e protocolli d’azione chiari che permettano di intervenire in modo sicuro e coerente.
Creare ambienti di fiducia e con comunicazione aperta
Uno dei fattori più importanti per la rilevazione precoce del disagio è l’esistenza di un clima lavorativo basato sulla fiducia. Quando i dipendenti sentono di poter esprimere come si sentono senza timore di stigma o conseguenze negative, diventa più facile individuare i problemi fin dalle fasi iniziali.
Promuovere una comunicazione aperta, empatica e priva di giudizio non solo migliora il benessere emotivo, ma rafforza anche il coinvolgimento, la motivazione e il senso di appartenenza all’interno dell’organizzazione.
In questo senso, formare i team di Risorse Umane in competenze come l’ascolto attivo, l’empatia e la gestione delle emozioni è fondamentale.
In conclusione, investire nella formazione delle Risorse Umane non solo protegge la salute mentale dei dipendenti, ma contribuisce anche a costruire organizzazioni più sostenibili, resilienti e responsabili. Progetti come MH4HRM dimostrano che un intervento precoce e umano è possibile quando chi si prende cura ha gli strumenti giusti.
Pause che Connettono – Rafforzare i Legami di Team e la Salute Mentale sul Lavoro
Nel mondo professionale di oggi, sempre più esigente e frenetico, prendersi cura della salute mentale e delle relazioni all’interno dei gruppi di lavoro è più importante che mai.
Promuovere il benessere sul lavoro non dipende solo da politiche formali o grandi investimenti. Piccole pratiche quotidiane, come favorire pause equilibrate e momenti di team-building, possono fare davvero la differenza in termini di motivazione, coesione e produttività complessiva.
Perché valorizzarle?
- Rafforzano i legami e favoriscono una cultura di fiducia e collaborazione.
- Riducendo l’isolamento, promuovono l’equilibrio emotivo.
- Aumentano la produttività grazie al riposo mentale e fisico che rigenera concentrazione e creatività.
In tutta Europa, i numeri confermano quanto sia essenziale ripensare il modo in cui lavoriamo e ci prendiamo cura dei nostri team.
Dati che fanno riflettere
- Circa il 38% dei lavoratori europei riporta un alto rischio per problemi legati alla salute mentale.
- Le difficoltà legate al benessere possono causare una perdita media di 77 giorni di produttività per dipendente all’anno, quando mancano adeguati supporti.
- Solo il 53% dei lavoratori europei considera il proprio ambiente di lavoro psicologicamente sano.
- Nell’Unione Europea, il 27% dei lavoratori dichiara di soffrire di stress, ansia o depressione legati al lavoro.
(Fonti: Euronews, Telus Health Index Europe, Management Issues, Consiglio dell’Unione Europea)
Quattro idee semplici per dare energia al tuo team
- Quick Check-In: All’inizio della settimana, ogni membro del team condivide un’intenzione o un’aspettativa. Un momento di ascolto reciproco che costruisce empatia e senso di appartenenza.
- Active Break Challenge: Durante la settimana, ciascuno fa una pausa senza schermo (una passeggiata, qualche stretching, o una breve chiacchierata) e condivide come si è sentito.
- Mini Workshop di Team-Building: Attività brevi e leggere, come risolvere un rompicapo o costruire qualcosa insieme, rafforzano la cooperazione e lo spirito di squadra.
- Pause di Meditazione o Digital Detox: Dedicare 10–15 minuti per respirare, rilassarsi o disconnettersi dalle notifiche aiuta a ripristinare l’energia mentale.
Come integrare queste pratiche nella routine quotidiana
- Pianifica momenti regolari per pause e attività di team.
- Crea spazi per condividere e riflettere sul benessere.
- Varia le dinamiche per rispettare personalità e preferenze diverse.
I benefici per tutti
- Dipendenti: più energia, motivazione e senso di appartenenza.
- Team: migliore comunicazione, empatia e cooperazione.
- Organizzazioni: un ambiente più sano, meno stress e maggiore produttività.
Incoraggiare pause consapevoli e connessioni autentiche non è un lusso, ma una strategia per la sostenibilità emotiva e professionale.
Prendersi cura delle persone significa prendersi cura del futuro del lavoro; ogni pausa, ogni gesto di collaborazione, è un passo in quella direzione.
Salute mentale sul lavoro: un appello globale nella Giornata Mondiale della Salute Mentale
Ogni anno, il 10 ottobre, il mondo si unisce per sensibilizzare sull’importanza della salute mentale. Nel 2025, la Giornata Mondiale della Salute Mentale si è concentrata sul tema: “Accesso ai servizi: la salute mentale nelle catastrofi e nelle emergenze”.
Sebbene questo tema sottolinei la necessità di supporto in contesti di crisi, risuona profondamente anche con le sfide che si affrontano oggi nei luoghi di lavoro.
Perché la salute mentale sul lavoro conta
La salute mentale sul lavoro è un pilastro fondamentale del benessere collettivo. Eppure, oltre 84 milioni di persone nell’Unione Europea soffrono di disturbi mentali e lo stress lavoro-correlato è tra i principali fattori che li alimentano. Secondo l’Istituto Sindacale Europeo (ETUI), lo stress sul lavoro causa ogni anno più di 10.000 decessi in Europa — un numero superiore a quello degli incidenti fisici sul luogo di lavoro.
Carichi di lavoro eccessivi, insicurezza occupazionale, mancanza di autonomia e molestie sul posto di lavoro sono tra i principali fattori che contribuiscono al disagio psicologico. I settori più colpiti includono sanità, istruzione e servizi al cliente.
Lacune e disuguaglianze
Nonostante una crescente consapevolezza, rimane una limitata accessibilità al supporto per la salute mentale. In molti Paesi europei, meno del 30% dei lavoratori ha accesso a servizi di supporto psicologico sul lavoro e gli investimenti pubblici nella salute mentale rappresentano appena il 2% della spesa sanitaria totale, ben al di sotto del 5% raccomandato.
Le piccole e medie imprese (PMI) incontrano spesso difficoltà nell’implementare misure di supporto a causa delle risorse limitate, creando così un divario tra le grandi aziende e le realtà più piccole.
Iniziative che fanno la differenza
Alcune realtà stanno conducendo iniziative pioneristiche:
- Enel (Italia) ha introdotto programmi di “mental health first aid”, opzioni di lavoro flessibile e campagne di sensibilizzazione come Break the Stigma.
- La Francia ha introdotto la Legge sul Diritto alla Disconnessione, che tutela i lavoratori dallo stress digitale al di fuori dell’orario di lavoro.
- La Commissione Europea, nel 2023, ha lanciato una strategia complessiva con 20 iniziative e 1,2 miliardi di euro di finanziamenti per migliorare l’accesso ai servizi di salute mentale.
Inoltre, secondo l’OCSE, ogni euro investito nella salute mentale genera fino a 4,70 euro di ritorno sociale ed economico, rafforzando ulteriormente la necessità di aumentare gli investimenti pubblici.
Uno sguardo al futuro
Questo 10 ottobre, il messaggio è chiaro: la salute mentale deve diventare una priorità in ogni luogo di lavoro, soprattutto nei momenti di crisi.
Costruire culture organizzative empatiche, investire nella prevenzione e garantire l’accesso a servizi adeguati non solo migliora la vita dei lavoratori, ma rafforza la resilienza delle nostre società.
References
World Federation for Mental Health. (2025). Access to services – Mental health in catastrophes and emergencies [Fact sheet]. World Mental Health Day 2025. https://wmhdofficial.com/wp-content/uploads/wmhd-2025-document_v01.pdf
European Trade Union Institute. (2025, April 28). Workplace stress epidemic killing 10,000 people a year. European Trade Union Confederation. https://www.etuc.org/en/pressrelease/workplace-stress-epidemic-killing-10000-people-year
Organisation for Economic Co-operation and Development (OECD). (2024). Mental health promotion and prevention. https://www.oecd.org/en/publications/mental-health-promotion-and-prevention_88bbe914-en/full-report.html
European Parliament. (2025, May 19). Improving mental health at work [At a glance briefing]. European Parliamentary Research Service. https://www.europarl.europa.eu/thinktank/en/document/EPRS_ATA%282025%29772868
Mental Health Europe. (2023, December 14). Briefing on recent EU policy developments on mental health [Policy document]. https://www.mentalhealtheurope.org/library/briefing-on-recent-eu-policy-developments-on-mental-health/
